Ecopsicologia? Cos'è?

“La brutta situazione in cui mi trovo forse non riguarda soltanto un umore depresso o uno stato mentale ansioso; forse ha a che fare con il grattacielo per uffici, chiusi ermeticamente, nel quale lavoro, con il quartiere dormitorio nel quale abito, o con la superstrada sempre intasata sulla quale vado e torno fra i due luoghi”.   

James Hillman, Politica della bellezza

Il termine Ecopsicologia nasce nel 1989 con l’obiettivo di unificare con un unico termine diversi filoni di lavoro già esistenti, ognuno con diverso nome: psicologia verde, ecologia transpersonale, ecoterapia, ecc.. Un gruppo di accademici di Berkeley – Elan Shapiro, Alan Kanner, Mary Gomes e Robert Greenway – creano un gruppo di studio per discutere il contributo che la psicologia può dare a una diversa gestione della contemporanea crisi ecologica.

Questi accademici partivano dalla constatazione di una correlazione evidente tra il crescente disagio esistenziale e l’aumento del degrado ambientale. Ciò era e continua ad essere imputabile ad un rapido processo di urbanizzazione che ha cambiato radicalmente stili di vita e abitudini di una grande parte della popolazione mondiale.

La perdita di connessione con l’ambiente naturale viene quindi considerata come una causa rilevante di malessere psichico e l’impegno dell’ecopsicologia diventa quello di favorire la riconnessione con quanto dimenticato o rimosso dalla modernizzazione reintegrando l’eredità del passato.

L’ecopsicologia  non si pone quindi un campo rigido di conoscenza, ma il suo approccio è trasversale e abbraccia qualsiasi prospettiva che abbia come fine ultimo lo sviluppo di una coscienza di sé  attraverso un percorso di recupero del contatto con la Natura. Essa trae infatti spunto dalla psicologia, dall’ecologia, l’epistemologia, la filosofia, lo sciamanesimo e la mitologia.

La prima applicazione pratica dell’ecopsicologia è in ambito psicologico, con l’utilizzo di un contatto diretto con la natura per scaricare tensioni, rilassarsi e favorire l’introspezione. Ma assume presto una connotazione più ampia proponendosi come sostegno all’educazione ambientale e all’ambientalismo per stimolare sensibilità ecologica attraverso un coinvolgimento sul piano emotivo; l’ecopsicologia diventa così una disciplina trasversale in cui interagiscono due professionalità apparentemente distanti, come la psicologia e l’ecologia, con beneficio di entrambe: il contatto con la natura favorisce il benessere psicologico e una maggior attenzione alla propria interiorità, a sua volta, permette di mettere in luce l’innato senso di appartenenza alla dimensione naturale, generando così a livello individuale il desiderio e il piacere di avere cura dell’ambiente e su un piano sociale la spinta verso una politica di sviluppo sostenibile.

Attualmente l’ecopsicologia si colloca nel panorama internazionale come movimento spontaneo a cui aderiscono psicoterapeuti, psicologi, counselor ed educatori sensibili alla tematica. Dalla California si è diffusa prima di tutto negli Stati Uniti e nel Canada; in Gran Bretagna, Italia, Spagna, Grecia, Belgio e Ungheria; in Sudamerica ci sono centri e gruppi di studio in Uruguay, Messico, Cile, Argentina, Costa Rica e Brasile; è presente anche in Sud Africa e in Australia.

Viene insegnata in alcune università anglosassoni: al Naropa University; alla Acamai University, Hawaii, (Usa), nell’ambito delle scienze ambientali; al Prescott College, Prescott, Arizona, USA, come B.A.; alla Lewis & Clark College, Graduate School of Education and Counseling, in Portland, Oregon; alla Friday Harbor, WA (Usa), come corso via e-mail di Ecopsicologia applicata. In Europa, la University of Strathclyde, in Scozia, offre un corso di ecopsicologia nell’ambito delle Facoltà di geografia e sociologia. E, in Italia, l’Università della Valle d’Aosta, propone un corso di Ecopsicologia tra i corsi opzionali del Corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, per studenti del secondo e terzo anno.

Ambito di azione dell' ecopsicologia

La pratica dell’ecopsicologia non è legata a tecniche specifiche, ma alla capacità di creare percorsi che permettano di far sperimentare, a individui e gruppi, un più profondo senso di connessione con la dimensione naturale e l’integrità personale.

Gli strumenti di lavoro spaziano dal counselling, alle tecniche di rilassamento, per finire al trekking. La natura diviene la nuova stanza del terapeuta!

Cercando  di approfondire un po’ di più, i campi di applicazione dell’ecopsicologia si possono  raggruppare sotto quattro grandi macroaree:

  • Crescita personale e transpersonale. Favorire la scoperta di parti dimenticate di sé, più facilmente recuperabili in contesti diversi da quelli urbanizzati: nel silenzio dei boschi e nella vitalità degli elementi naturali. Favorire il riappropriarsi delle qualità di percezioni “sensibile” ed energetica della realtà.
  • vivificare l’educazione ambientale coinvolgendo la dimensione sensoriale, emotiva e immaginativa del bambino così come nell’adulto, che impara a conoscere il suo mondo interiore mentre si affaccia a quello esteriore;
  • terapie assistite con animali portando l’attenzione al fatto che l’animale non è  una medicina da prendere ma una “creatura altra” che deve essere innanzitutto riconosciuta per potervi istaurare una relazione.
  • Attivare nei gruppi relazioni di qualità, collaborazione, risposte creative al cambiamento, valorizzazione delle singole parti per l’evoluzione dell’insieme. In ambito aziendale si traduce in un allenamento alla gestione consapevole delle dinamiche relazionali e alla promozione di strategie di collaborazione e co-creazione. 

Se sei interessato/a  scoprire un pò di più l’ecopsicologia di invito a cliccare qui: https://www.ecopsicologia.it/

Le applicazioni: sapienze antiche per moderni viaggiatori

Come detto sopra, l’ecopsicologia ha un approccio transdisciplinare.  Si fa ispirare dalle tradizioni mistiche di diverse religioni, dal pensiero di San Francesco, dal movimento chassidico ebraico, dal Shintoismo giapponese e dal taoismo cinese e il buddismo zen. E anche dalle tradizioni sciamaniche di tutti i popoli e tutti i tempi: la tradizione nativa  americana e quella celtica, la tradizione siberiana e quella degli indios del centro e sud America e  quella degli aborigeni  australiani.
Prende spunto da movimenti culturali di anche più di un secolo fa, dal romanticismo europeo e dal Trascendentalismo americano, a cui fanno riferimento, in particolare, Waldo Emerson ed Henry Thoreau, dal pensiero di alcuni ecologisti antelitteram come Aldo Leopold e John Muir, il fondatore dei parchi nazionali nordamericani.
Attinge a riflessioni di grandi psicologi di diverse scuole, William James, Carl Jung, che hanno tutti preso in considerazione il rapporto  con la natura, nei loro studi sull’essere umano. E anche al pensiero e agli scritti di James Hillman, allievo di Jung. Ma vediamo nel dettaglio qualche applicazione pratica di queste numerose influenze in particolare quelle che ritengo personalmente di maggior interesse.

ARCHETIPI ANIMALI  e VIAGGIO SCIAMANICO – una pratica per conoscersi meglio contattando l’Animale-Guida.

Per i popoli nativi più l’uomo è integrato nell’ambiente che lo circonda, più è un essere integro. L’integrità è importante per vivere in uno stato di benessere psicofisico. Quest’affermazione può sembrare scontata, ma in realtà, se ci soffermiamo ad osservare le modalità settoriali  e i ritmi tutt’altro che naturali ai quali siamo sottoposti è bene riportarla all’attenzione.

Nelle tradizioni sciamaniche, gli animali hanno un ruolo centrale, attraverso la loro osservazione empirica è stato possibile per l’uomo imparare tanto su se stesso, su come agisce l’istinto, sui ritmi della vita, sul movimento fluido e naturale del corpo, su ciò che è salutare in natura. Ne è un esempio, l’orso: utilizzando le erbe per mantenersi in salute, ne fece conoscere le proprietà terapeutiche all’uomo, per questo fu considerato dai popoli autoctoni un grande Maestro. 

Gli animali sono dunque esseri di cui è necessario fare esperienza, questo significa comportarsi come loro e “diventare” come loro. Esistevano ed esistono ancora oggi rituali che servono a scoprire e testare il potere personale di un individuo attraverso la sua “trasformazione” in un animale piuttosto che in un altro. 

In questo panorama, gli animali possono anche arrivare come guide sottili che ci accompagnano nel nostro percorso di vita. 

Sono gli Animali Guida, archetipi universali che rappresentano le caratteristiche di una determinata specie animale, sintetizzandone i poteri e le qualità. Sono energie altre a noi, che arrivano in nostro aiuto per sostenerci, consigliarci, insegnarci o proteggerci

Arrivano attraverso i sogni, tuttavia, per incontrarli in maniera cosciente, esiste un rituale sacro che può essere spiegato come una sorta di viaggio della mente. Il Maestro crea uno spazio protetto e inviolabile all’interno del quale conduce il soggetto in un tempo “fuori dal tempo” e in uno stato di coscienza non ordinario, necessario affinché l’Animale Guida possa arrivare e manifestarsi come una visualizzazione spontanea e, talvolta, tattile e sensoriale. Per questo si dice che non siamo noi e cercare il nostro Animale Guida, ma è lui a trovare noi. 

Possono arrivare da uno a più Animali Guida e sono sempre animali selvatici. Potenzialmente qualsiasi creatura animale presente su questo globo può manifestarsi.

L’Animale Guida può cambiare nel tempo in accordo con la fase della vita in cui siamo, ma può rimanere lo stesso anche per periodi molto lunghi.

L’energia terapeutica degli Animali Guida ci aiuta ad avere maggiore fiducia nel nostro intuito, ad essere più spontanei, così da vivere una vita più autentica e fedele alla nostra essenza e autenticità. Ci sostengono nell’ascolto delle nostre emozioni, senza giudizio, così da liberare la nostra forza interiore, condurci all’integrazione delle nostre parti e lasciare fluire la vita.

Credito immagine: Kisung Koh – 𝘚𝘦𝘦𝘳𝘴, c. 2020 (oil on wood) 12 x 18 in (@kisungkoh)”

RISCOPERTA e/o  CREAZIONE DI RITUALI– per ritrovare la  connessione con noi stessi e con il mondo che ci circonda. 

La nostra vita è in perenne trasformazione ma non abbiamo più riti che ci aiutino a ricordarlo. Le stagioni della nostra vita passano senza che si trovi il tempo e la consapevolezza per onorarle, per accoglierle, per farci pace.  Il rituale è innanzitutto un prendersi del tempo” e quel tempo renderlo Sacro. 

E’ uno spazio per ritrovarsi in una cornice di significato. Uno spazio Sacro per celebrare e onorare anche quanto è altro da noi. Eppure è li a farci da specchio, a mostrarci la strada di Casa.

Si ritorna così a celebrare la Ruota dell’ Anno, per sondarne l’antica saggezza, accoglierne le energie, utilizzarla come preziosa consigliera di viaggio.

Si ritornano a celebrare riti di passaggio e ad onorare la nostra natura istintiva ed intuitiva così a lungo mortificata se non quando rimossa.

Credito immagine: Julia Kostsova, Ivan Kupala Night Fortune Telling, 2014/o

LAND ART– Co-creare con la Natura.

Entrare in connessione con il paesaggio cogliendo la sua natura più intima, il suo Genius Loci.

Riuscire a costruire un dialogo che si traduca in creazione e talora in arte.  Partendo dalla Natura e dai suoi materiali. 

In queste poche frasi si può riassumere ciò che rappresenta la Land Art. Ma  la Land-Art può essere inquadrata anche come una forma di arte-terapia.
Vi possono infatti confluire tecniche di Mindfulness e pratiche meditative che stimolano calma e concentrazione. L’elemento comunque imprescindibile è la stretta correlazione fra arte e natura. Proprio questa connessione la rende un linguaggio artistico e al tempo stesso esperienziale, da vivere e praticare direttamente in uno spazio all’ aperto.

La natura è vista come luogo dove l’artista esprime la propria creatività, attingendo, in alcuni casi, alla natura stessa. Pietre, foglie, fiori e rami, ecc. diventano la materia da cui partire per generare un’opera d’arte, che può addirittura essere effimera, in quanto deperibile se composta da elementi deteriorabili.

Praticare la Land Art significa attivare i cinque sensi. Bisogna essere centrati e immersi nella natura, ciò permette di vivere il momento presente.  Possiamo sentire i profumi, toccare le foglie o la corteccia di un albero, possiamo ascoltare il suono del vento.

Credito immagine: Giuliano Mauri,  Albero dei cento nidi, 1992, Lodi.

MAGIA VERDE – ricontattare  l’energia dei luoghi e riscoprire il potere segreto delle piante.

Recuperare l’ antica sapienza ciò che ci arriva dal  passato e da coloro che erano connessi con lo Spirito della Natura.

Sciamani, curanderos/ra, donne sapienti spesso stigmatizzate come streghe. Queste persone conoscevano la Natura, la rispettavano ed avevano la capacità di entrare in profonda  connessione con essa. Lavoravano con la Natura al fine di guarire se stessi, gli altri, l’ambiente attraverso la pratica rituale e spirituale.

Il rito  che cadenza il ritmo in un “passaggio” sacro e che ci riporta inesorabilmente nel ” qui e ora”

Scoprire come ritrovare energia, equilibrio e cura  nei grandi elementi della terra: terra, aria, acqua e fuoco.

Sensibilizzare alla percezione dellenergia e portare a riconoscere dove questa energia è presente e vibrante.

Attingendo dalla sapienza antica. Mitologia, archetipi, tradizioni orali, sapienze  antiche e medicina naturale.

Credito immagine Jedit @9jedit