NELLE TRACCE DEL LUPO

Seguire la strada verso casa

Sotto un cielo buio,

due lupi si spostano nel prato

e poi vengono inghiottiti dal bosco.

La paura e lo stupore si guardano negli occhi,

nessuno tra le creature del bosco si muove.

Solo un merlo osserva la scena,

come se l’avesse vista tante volte.

E poi vola via.

Fabrizio Caramagna

Tutti conosciamo la versione di Cappuccetto Rosso e nessuno conosce quella del lupo scrive Fabrizio Caramagna. Forse ci parlerebbe di solitudine e di orgoglio, di lune favolose e di boschi cancellati dagli uomini.”

E già, la versione del lupo. Del perché è scomparso dall’arco alpino e nella maggior parte della penisola ad eccezione forse dell’Abruzzo. Dei suoi antenati,   morti di fame quando in tempi di guerra e carestia gli uomini depredavano la Natura e tutto ciò che in essa avesse vita. Dei  boschi cancellati per dare spazio alla pastorizia. Di lupi  affamati e per questo  perseguitati , abbattuti in modo sempre più efficace  tra il XIX e il XX secolo con lo sviluppo delle armi da fuoco.

Ma il lupo lentamente sta tornando.  Per l’invertirsi degli stessi fattori che ne avevano sancito il declino: l’abbandono delle aree rurali e montane.  E il  bosco  recupera il suo spazio.  La fauna ritorna a popolarlo. Ritorna la selvaggina  depredata. Di penna e di pelo. E così , il lupo.

Lo spunto per quest articolo è nato dall’ascolto di un un podcast  di Davide Sapienza e Lorenzo Pavolini : Nelle tracce del Lupo.

Da sempre il lupo è un’immagine potente all’interno dell’immaginario collettivo. Non lascia indifferenti. Mai Con lui gli equilibri si invertono. Sarai con ogni probabilità tu  a subire la sua indifferenza. A meno che non decida di farti dono della sua presenza. Ma questo accade assai di rado.

Immagine controversa quella del lupo: c’è chi lo teme – i più –  chi lo percepisce come un  nemico da eliminare e chi al contrario lo idealizza. Il web è ricco di tutta una serie di astrazioni che poco o niente hanno a che fare con la reale natura di questo animale. Leggerle allontana  dall’entrare in contatto con la  potenza di questo animale. Non saranno pericolose quanto un fucile ma di sicuro, “snaturandolo” ne “anestetizzano” il valore.

Il lupo non è ne buono ne cattivo. Il lupo è il lupo.

Le verità più grandi su questo grande animale ed elusivo animale le hanno scritte e dette chi si è dato la pena e il tempo di osservarlo. Con pazienza. Con presenza.

Ed per questo che trovo questo podcast così interessante. 

E’ nell’esserci, è nella presenza che la Verità si svela. Nel fare esperienza.  A stretto contatto con la Natura.

Alcune testimonianze mi hanno fatto pensare  all’antica saggezza delle popolazione native americane.  Che comprendevano il mondo naturale attraverso la sua osservazione e l’ immersione in esso.

Arrivando così a “sentirlo”.

Così come per conoscere uno stagno non è sufficiente guardarlo, descriverlo. Occorre immergersi in esso. Provare la sensazione del contatto dell’acqua della pelle, immergersi nelle sue profondità e abbandonarsi a pelo d’acqua. Solo così si può iniziare a dire di conoscerlo.

Irene Borgna – antropologa alpina,  guida naturalistica, scrittrice – descrive efficacemente questa necessità di “immersione” tanto cara all’ Ecopsicologia. Nelle tracce del lupo 6. Che paura! Irene Borgna

Forse, muoversi oggi nelle tracce del lupo equivale per noi a una sorta di iniziazione,  figli di una società che dimentica di celebrarle. Forse, camminare oggi nelle tracce del lupo significa avere il coraggio e l’onestà di riconnettersi con la propria natura più intima e primordiale, libera,  autentica, selvaggia.

E il lupo, in questo viaggio solitario, perché di viaggio solitario si tratta,  ci può fare da guida. Probabilmente mai lo vedremo. Ma lui ci vedrà!

Osserverà i nostri movimenti in silenzio da un dirupo poca sopra le nostre teste. Ci seguirà silenziosamente con lo sguardo. Ma noi non lo vedremo. E così penseremo che non ci sia.

Il lupo, più che arrivare a vederlo occorre arrivare a sentirlo perché, come tutto ciò che è selvatico, è bello sapere che esiste ma non è obbligatorio doverlo incontrare.

Ma la Natura è infinitamente generosa e,  il solo seguire le  sue tracce, ci sarà di aiuto.

E’ raro avvistare un lupo e lo sanno bene gli specialisti . Il lupo non si incontra per caso fortuito. I suoi sensi finissimi, il suo muoversi sotto vento difficilmente lo traggono in inganno. 

Sceglie di farsi vedere. E come silenziosamente è comparso, silenziosamente scompare.

E così testimonia Davide Simeoni , comandante della sede di Valdagno carabinieri forestali nel primo episodio del podcast: Nelle tracce del lupo 1 In principio fu il richiamo: Davide Simeoni Nelle tracce del lupo

Grande maestro di centratura il lupo. Chi ha avuto modo di osservarlo afferma che si allontana con lo stesso passo con cui è arrivato. Come se ciò che nel frattempo è intercorso non intaccasse la sua presenza.  Non scappa. Ma un istante dopo è già  sparito. E la sua traccia è sicura, netta, regolare. Tira dritto il lupo. Non si fa distrarre. Ed è anche per questo che le sue traccie sono facilmente distinguibili da quelle di un cane che continua a zizzagare continuamente distratto da odori e tracce.

Per i nativi americani il lupo era simbolo di forza e presenza mentale. E’ un creatura che rimane indipendente anche quando per la caccia, l’accoppiamento e l’allevamento della prole aderisce alle regole di un branco.  Così diverso nella società umana dove l’adesione al branco è sinonimo di appiattimento gregario al gruppo e conformismo.  E dove è solo l’accento prevaricatore a distinguerlo dal “gregge”.

Ed è forse  questa natura indipendente e senza fissa dimora ad esercitare da sempre  il suo fascino sugli outsider, coloro che non si riconoscono o che non vengono riconosciuti nella società in cui vivono.

Le tracce di un lupo possono diventare per noi anche una preziosa guida in tutte quelle occasioni in cui la vita ci porta a confrontarci con temi quali il coraggio e la resilienza.

Tira dritto il lupo.  Costi quel che costi.

L’osservazione del fenomeno noto agli specialisti come “dispersione” lo esemplifica al meglio. Ed è stata proprio la dispersione di un lupo, Slavc, un lupo balcanico a riportare la presenza dei lupi nelle Alpi. 

La storia di Slavc  vale la pena di essere raccontata: .https://youtu.be/fsfid9U2OJ8

I lupi sono coraggiosi, inseguono i camosci sui versanti più scoscesi della montagna, dove l’uomo rischia a ogni passo di ammazzarsi.

I lupi sono scaltri, risalgono le valanghe in cerca degli animali uccisi e camminano in fila sulla neve, ricalcando le orme dei compagni per fare meno fatica.

I lupi sono liberi: si inchinano alle leggi del branco, ma quando non c’è più posto tra i fratelli abbracciano la vita solitaria e vanno in cerca di nuovi spazi.
Carlo Grande, La via dei lupi

Slavc  nel 2012 si è reso protagonista di una delle imprese ancora oggi tra le più studiate dagli zoologi. Ha abbandonato il suo branco e ha intrapreso una lunghissima corsa attraverso la Slovenia, l’Austria e l’Italia nord-orientale. Oltre mille chilometri, di cui resta una traccia registrata. Già, perché pochi mesi prima proprio Slavc era stato dotato di collare radio dai ricercatori dell’Università di Lubiana.

Ciò che è notevole della dispersione di Slavc non è solo la distanza coperta, ma anche la sua determinazione, la creatività necessaria per attraversare in inverno i grandi fiumi guadando corsi d’acqua ampi fino a 240 m, cavarsela senza un graffio dentro a una vallata profonda prendersi 12 giorni per capire che non è li che vuole stare e così risalire verso il parco regionale della Lessinia dove incontra una lupa della popolazione alpina che i biologi ovviamente chiameranno Giulietta.

La coppia inizia a formare la propria famiglia, a delimitare il proprio areale e mette al mondo un numero considerevole di cuccioli  dando così un contributo determinante al ripopolamento di questa specie nelle Alpi. La coppia è rimasta unita fino al 2021 data in cui è riconducibile la scomparsa della lupa. L’impresa di Slavc attraverso il radio-collare ha potuto essere documentata ma non è così insolita e ricorda il tempo in cui, in Europa i grandi predatori potevano circolare liberamente.

Ma in cosa consiste il fenomeno della dispersione e perchè avviene? I branchi sono in genere delle unità familiari al cui vertice si trovano un maschio e una femmina dominanti detti alpha. La coppia alpha è monogama ed in genere la capostipite del branco è l’unica che si riproduce. Quest’ultimo fattore si rivela di fondamentale importanza in quanto rappresenta un meccanismo di regolazione della dimensione del branco. La cucciolata è composta in media da 2-4 cuccioli che generalmente rimangono all’interno del branco fino ai due anni di vita. Al sopraggiungere dell’età adulta i lupi

possono adottare due strategie alternative: entrare in dispersione e tentare di formare un nuovo branco oppure restare in quello d’origine e tentare di acquisire la posizione dominante. “I giovani vanno in dispersione, come i ragazzi che escono di casa a venti o trenta anni. Si va a formare un nuovo branco!” Francesca Marucco

Ci vuole coraggio per dare inizio alla propria personale dispersione, per uscire dalla sicurezza del proprio branco, dalla sicurezza di casa, dalla sicurezza delle proprie certezze. Forse tutta l’avventatezza dei vent’anni. Un’avventatezza che parla però di evoluzione, crescita, esperienza. Di spinta alla vita.

Sono queste le iniziazioni che la nostra società dimentica di celebrare.

Anche a 30,  40,  50 anni e così via. Come  se dovesse passare inosservato se non osteggiato tutto ciò che non contribuisca al  mantenimento dello status quo.

Il mondo animale è più saggio. Non osteggia il coraggio. Non ostenta la spinta alla vita.  Anche se questa  è spesso più forte della vita stessa.

E’ questo infatti un momento delicatissimo in cui muoiono il 77% dei lupi. I  motivi sono vari: la fame, perché non riescono a cacciare da soli senza l’aiuto del branco, perché non conoscono il territorio verso cui stanno andando e sono quindi investiti dalle macchine,  uccisi dal bracconaggio , dagli allevatori e  dai loro simili. Se per esempio arrivano ad attraversare un territorio già circoscritto da un altro branco lo sanno che lo stanno facendo perché il confine è marcato con urine ed escrementi. Alle volte raramente si confrontano con capi branco e sopravvivono e si aggregano o perché il maschio e la femmina alfa sono rimasti soli o è morto il lupo dominante ma spesso devono scegliersi territori diversi.

Ma alla fine, sono proprio le prove che supera, a rendere il lupo quello che è . Il re della Resistenza. Il re della Presenza. I periodi di carestia e la lotta per la sopravvivenza lo rendono stratega. I suoi sensi si acuiscono. Il suo udito e il suo fiuto  finissimo  gli consente di sentire quello che  rimane  ai più, troppo a lungo invisibile; gli odori più sottili, i fruscii più impercettibili. Impara ad osservare senza essere visto e a studiare il linguaggio dei corpi, a sapere cosa aspettarsi. E dove non riesce a vedere si affida allo sguardo di corvi e cornacchie. La sua intelligenza lo porta ad unirsi ad un gruppo e a cooperare . Il gruppo al primo posto, le singole necessita di ognuno al primo posto. La sua famiglia, la sua prole. Che accudisce e a cui rimane fedele.

Ma il suo spirito rimane indomito. Sempre.

Avete mai visto un lupo in un circo?

E anche quando si ritrova da solo non elemosina, non perde dignità. Se deve andare, va.  E prova a ricominciare.

Lo zoologo Desmond Morris a questo proposito afferma:

È interessante   notare che i lupi solitari – cioè, quelli che sono stati cacciati dal branco – non si uniscono agli ululati dai loro angolini reconditi. Né cercano di riunirsi al gruppo di cui facevano parte in origine. Però di tanto in tanto ululano per conto loro, quando il resto del branco sta in silenzio. Se risponde qualche altro lupo “reietto”, ecco che gli animali si riuniscono e danno inizio a un nuovo branco in qualche altro territorio libero”.

Un vecchio proverbio bulgaro recita:

Chi ha paura del lupo non entri nel bosco” 

un invito a non aver paura di ciò che potrebbe accadere, un invito a superare i propri limiti e le proprie ansie. Un invito a superare la propria zona di confort. 

Camminare nelle Tracce del lupo significa proprio questo: imparare ad andare oltre, passo dopo passo. Con centratura e sensi acuti.  Seguendo fedelmente quella spinta alla vita che ci fa procedere senza distrazioni. In silenzio. In ascolto. Con coraggio.

Trovo sia una pratica di meditazione camminata, meglio se in Natura, che ci possa aiutare ad andare realmente oltre.

E può anche essere che se ci ritroviamo a camminare in certi boschi, un lupo certamente ci osservi mentre proseguiamo nei nostri passi.

Magari, dopo averci attentamente osservato,  sceglierà di farci dono di un incontro.

Ma questa è tutta un’altra storia.