Darsi il tempo ... di accendere una luce
Una candela,
vicino ad una finestra, di notte.
Non importa per chi o per cosa.
Immagino così la speranza.
Fabrizio Caramagna
Sono qui solo ora a scrivere questo articolo sulla festività di Yule. In ritardo potrebbero pensare in molti. No, credo io, nel giusto tempo.
Nella tradizione germanica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno e nel paganesimo rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat. Viene celebrata generalmente intorno al 21 dicembre ma può cadere anche il 22 o il 23 dicembre e per conoscere con certezza il giorno e l’ora esatta è bene controllarla astrologicamente. Quest’anno Yule è caduta il 21 dicembre , ma, a ben guardare, Yule è qualcosa di più di un giorno, è un periodo : quello che intercorre tra il 21 dicembre ( Yule) e il 1-2 febbraio
(Imbolc). Il tempo di Yule . E questo, per fortuna, in tempi di frenesie pre-natalizie un po’ ci salva e ci offre l’opportunità per darci il “giusto tempo“.
Il nome di questa festività deriva dal norreno, una antica lingua scandinava e significa letteralmente ” ruota“e difatti questo è un momento specifico in cui si lavora con la ruota del sole. Ma come appare il sole il giorno del solstizio di inverno? La parola giusta è: poco.
Yule: il giorno più corto, la notte più lunga.
Ma se è vero che, in questo giorno, l’oscurità giunge al suo apice è anche vero che, dal giorno successivo, le ore di luce inizieranno lentamente ad aumentare e così Yule diviene il momento per celebrare il ritorno della luce.
Se il giorno più buio e corto dell’anno ci introduce ad una stagione che è fatta di ghiaccio, ricca di neve, gelida, che vede per la maggior parte del tempo la natura dormiente, è proprio in questo giorno, quasi a voler dare coraggio e speranza che assistiamo ad una nascita importantissima per la vegetazione, gli animali e l’uomo: la nascita del sole bambino. Un sole giovane, timido, che non ha ancora la forza e l’energia che acquisterà da qui a qualche mese ma, la sua nascita, ora che siamo immersi nel buio, annuncia speranza.
E’ qualcosa di cui oggi purtroppo, neppure ci accorgiamo. Per avere la luce pigiamo un bottone, per scaldarci accendiamo i termosifoni, per mangiare ci rechiamo, probabilmente in auto, al vicino supermercato. Ma immaginate come doveva essere importante per i popoli che ci hanno preceduto, il ritorno del sole; la differenza fra la vita e la morte. E difatti questa festività era percepita a livello profondo e celebrata da moltissime culture differenti anche molto distanti fra loro sin dalla notte dei tempi. I nostri antenati erano soliti portare nelle loro case degli alberi di abete. L’utilizzo del sempreverde ha un significato simbolico evidente: questi alberi sono simboli di ciò che sopravvive all’inverno e portarli dentro alle case corrispondeva ad un vero e proprio atto propiziatorio. Durante il solstizio d’ inverno erano anche soliti circondarsi di candele e non solo per l’assenza di corrente elettrica. Era una sorta di propiziazione, un
richiamo alla luce nella propria vita. Yule era anche il tempo in cui celebrare la casa e il focolare. Con il clima rigido, la natura dormiente, i lavori agricoli sospesi, la famiglia si ritirava in casa e, la comunità, non incontrandosi all’esterno si faceva visita all’interno delle case. Era quindi un momento conviviale e intimo durante il quale la famiglia era celebrata.
Se questo era il periodo dell’anno in cui si tendeva a vivere il focolare della casa, questo accade anche ai giorno nostri. Complice il freddo e il buio vi si passa più tempo. Sono i giorni giusti per celebrarla. Pulirla, decorarla, renderla confortevole. E’ il nostro nido. Alle decorazioni natalizie già presenti, una buona idea è quella di aggiungerne altre, un po’ meno natalizie e un po’ più dedicate al solstizio d’inverno: decorare l’albero con delle fette di arancia essiccata, simboli che richiamano la ruota solare ma anche fette di mele essiccate, stecche di cannella, pigne, ghiande, chiodi di garofano ecc…, simboli di prosperità e abbondanza. I nostri antenati le appendevano proprio per propiziarsi il futuro cibo. Un altro decoro tipico di Yule sono le ghirlande, simbolo della ciclicità della vita e del suo eterno rinnovarsi. E Yule, significa proprio “ruota”.
Quindi, il consiglio, ancora oggi, è festeggiare con le persone che ti sono vicine, dai loro una mano, fai dei regali fatti con il cuore dimostra loro la tua gratitudine. Questo è anche il momento per essere grati di tutto quello che si è ricevuto ed è anche il momento migliore per dimostrare la propria gratitudine alla Natura. Ma come? Un’idea semplice, che in questo periodo sarà molto utile e apprezzata è quella di lasciare dei semi agli uccellini che con questo freddo faticano a trovare del cibo.
E poi, fondamentale: non dimentichiamo la luce!
Nel momento più buio dell’anno i nostri antenati si circondavano di luci per augurarsi il meglio per l’anno nuovo. Accendete una candela. Nella stanza in cui soggiornate più spesso. Possibilmente per più giorni consecutivamente. Solo cosi avrete modo di percepirne i benefici. La mia sensazione è quella di avvertire una maggiore leggerezza “ambientale”, una vibrazione più alta, come se le scorie di cui non si era neppure consapevoli e che appesantivano l’ambiente fossero andate bruciate.
Provate!
Con la giusta cautela ma provate. Potete utilizzare le candele con i colori del periodo: il rosso o il verde. Io personalmente amo le candele bianche ed essendo il bianco il colore che racchiude tutti i colori le utilizzo anche in questo periodo.
Un idea carina può essere anche quella di creare delle piccole candele riempiendo dei gusci di noci , un frutto invernale – svuotati del gheriglio – con della cera. Potete anche aromatizzarle con degli oli essenziali o con delle spezie. Un’ idea per portare in casa ancora più luce…e magari regalarla.
Ma perché, al di là delle decorazioni e delle luci – che in una certa misura si sono conservate nel nostro Natale – è importante ai giorni nostri, riconnetterci con questa antica festività pagana? Che dono ci offre questo periodo? Un grande dono. Nel gelido inverno Jule ti sussurra: “ricordardati di “darti il tempo”, rallenta e concediti il tempo per entrare in contatto con la tua interiorità. E inizia ad accendere una luce. Si, fuori è buio, ma tu inizia ad accendere una luce .
Tutto il periodo compreso tra Samhain e Imbolc ( Yule si colloca nel mezzo) è un momento liminale, un momento di passaggio, di trasformazione che ci porta, se ben gestito ed interiorizzato a crescere in consapevolezza. E’ un duro lavoro. Ma non conosco trasformazioni che non lo siano. Perché se è indubbio che con Jule si festeggia il ritorno della luce è altrettanto vero che questo è il periodo più buio dell’anno, il periodo nel quale siamo più a contatto con l’oscurità. Fuori fa freddo, la natura punge, tutto tace, probabilmente coperto da una coltre di neve.
Come fuori così dentro. Questo periodo diviene così un’importante metafora che ci invita a soffermarci sul nostro lato ombra, su ciò che nella nostra vita ci lascia al freddo. Far finta che ciò non esista complica soltanto le situazioni e, non occuparsene, fa si che queste si procrastino all’infinito. C’è una carta dei tarocchi che ritengo rappresenti magistralmente questa situazione e paesaggio interiore: il 5 di Denari. Nell’immagine del mazzo Rider-White non dissimile dagli alti mazzi, due mendicanti ricoperti da logori stracci camminano a piedi nudi nella gelida neve. Dietro di loro, la grande vetrata di una chiesa è illuminata dall’interno. Il 5 di Denari rappresenta quelle situazioni in cui semplicemente siamo ” tagliati fuori“ soli e inascoltati di fronte ai nostri bisogni e desideri. Lasciati al freddo e al gelo. E’ una carta dura, una delle più dure del mazzo. Rappresenta un periodo buio, tutte quelle situazioni in cui subiamo una perdita sia essa lavorativa, pecuniaria, emotiva, senti-
mentale. O, è magari, l’esito di un lungo periodo in cui abbiamo ricevuto poco, di stanchezza pregressa che si fa sentire di colpo con il suo peso fatto di delusioni e amarezze sulle quali abbiamo semplicemente ” tirato avanti”. L’ Inverno dell’Anima. Quei momenti nei quali ti chiedi: ” Come potrò andare avanti?”
Eppure, come nel solstizio d’inverno, nel momento più buio la luce comincia a crescere. I due mendicanti sembrano non accorgersene ma la scena nella quale si muovono è inondata di luce che giunge dalla vetrata retrostante. La Grazia. E’ il momento in cui cominciamo a ripensare a fondo a noi stessi, al nostro cammino, alla meta che intendiamo perseguire e, al perché ci troviamo in questa situazione. Quale è stato il nostro contributo?
Quello di Yule è un tempo prezioso: è il tempo del “darsi tempo” per poter far luce. E’ il tempo di “stare dentro“.
Una bella frase afferma:
L’Inverno è il modo in cui la Natura ci dice: “Fai da te”.
Senza fretta, ma fai da te.
Uscite a fare una passeggiata. E vivetevi il momento. A ritmo lento. La Natura vi farà da maestra. Vivetela esattamente così com’è; col naso che gela e il silenzio tutto intorno. Nuda come si trova in questo periodo, senza foglie, dormiente, fredda, che punge e che ci insegna a capire che non ci sono solo i colori dell’estate, non ci sono solo giornate di sole, ci sono anche giornate in cui fa freddo. Così è ! Questo ci può essere di grande aiuto per comprendere e integrare maggiormente alcuni aspetti della nostra vita.
La passeggiata che ho avuto l’occasione di svolgere proprio durante il giorno del solstizio mi ha aiutato a comprendere più a fondo: “il lasciare andare” argomento sul quale avevo già avuto modo di interrogarmi in un mio precedente articolo :“Cosa l’autunno ci insegna… e Samhain ci aiuta a ricordarlo“. La Natura mi ha insegnato, semplicemente mostrandomelo, che l’atto del lasciare andare non comporta automaticamente il dissolvimento dei problemi e delle difficoltà. Come le foglie. Non sono sparite. Ora sono semplicemente a ter-
ra. Ma continuiamo a vederle. Ci vorrà ancora del tempo perché avvenga il processo di macerazione e si trasformino in humus. Il tempo dell’attesa. Così come per tutto ciò che ci imprigiona. Non è sufficiente prenderne consapevolezza. E’ un ottimo punto di partenza ma non basta. Ci vuole il giusto tempo. Ed ecco perché è fondamentale proprio in questo periodo, rallentare, riposare, darsi tempo, ritagliarsi uno spazio sacro per la propria interiorità. E provare a starci dentro. Rimane sempre la possibilità di voltarsi dall’altra parte, non pensarci, procrastinare, assecondando la noia o i ritmi frenetici . Ma allora sarà solo tempo perso, il tempo di un’attesa perpetua.
Le domande da porsi a Yule sono:
Come mi sento in questo momento?
Cosa sto facendo che mi fa star bene?
Cosa sto facendo che mi fa star male?
Samhain ci ha dato la possibilità di rilasciare tutto quello che non ci appartiene e che ancora ci fa star male e non ci permette di risplendere; Yule, l’inverno, il tempo del riposo è particolarmente utile per fare un ulteriore scrematura. Non è sempre semplice lasciare andare le cose che non ci fanno bene ma l’importante è non voltarsi dall’altra parte. E’ fondamentale in questo periodo fare luce! Ed ecco perchè Jule – ancora prima di Imbolc – è la festività giusta per iniziare a lavorare con le candele e con il loro potere di trasformazione.
Cosa volete che la fiamma bruci?
Su cosa volete la fiamma porti chiarezza?
Quello che serve è:
Iniziamo a pensare a che progetti vogliamo realizzare e a come vogliamo renderli concreti e reali.
L’intento è fondamentale: è il fine a cui si indirizza l’azione e il desiderio. Se non si ha chiarezza di intento non si ha chiarezza di direzione. Capita allora che ci troviamo ad investire energie e anche denaro in nuovi progetti ma senza chiarezza di intento finiamo ad un bivio, bloccati, nell’oscurità. Un’altra carta dei tarocchi che esemplifica al meglio questo stato d’animo è il 2 di Spade, proposto qui nella versione dei Thelema Tarot. Il 2 di spade rappresenta le scelte che non riusciamo a fare e al contempo la necessità di prendersi del tempo per uscire da questa impasse .
Nell’immagine una donna bendata è seduta ai margini di una scogliera. Le braccia incrociate sul corpo sono il proseguimento di due lunghe spade che si incrociano all’altezza del petto. Dietro di lei il mare ed un enorme luna. I suoi occhi sono bendati eppure appare essere in ascolto, affidando la comprensione ai suoi sensi.
Due grandi spade – le spade nei tarocchi rappresentano il mentale e le difficoltà che trovano però un’origine più nei pensieri che nella realtà – si incrociano a livello del cuore, imprigionandolo. Dietro di lei una distesa di acqua che sta a simboleggiare l’aspetto emotivo è sovrastata da un enorme luna simbolo dell’inconscio, delle paure, di ciò che è nascosto o poco chiaro ma anche simbolo del femminile, dell’intuizione di ciò che è magico e profondo.
La simbologia della carta è molto chiara: la figura è immersa in uno stato di prostrazione, completamente bloccata e spaventata. Non sa come procedere. Non le resta altro che fermarsi e affidarsi al suo sentire. L’unica chance per potersi liberare da queste due pesanti spade è recuperare il contatto con il suo cuore, i suoi desideri e il suo sapere che non nascono però da un processo mentale ma bensì da un intimo sentire.
Ma quali sono i nostri desideri? Quelli reali, quelli pro-
fondi? E come fare a capire se inconsciamente vi opponiamo resistenza. Un bello strumento che ci offre questo periodo è la palla dei Desideri conosciuta anche come Witch Ball o palla della Strega. Consistente in una sfera apribile in vetro o plastica che si trova senza difficoltà in questo periodo nelle cartolerie e nei calorifici e che offre la possibilità di essere appesa. Questa sfera propiziatoria è in genere appesa alle finestre ma nessuno vieta di appenderla all’albero di Natale o dove si preferisca. Serve al praticante per esprimere i propri desideri, un bel modo per focalizzarsi e lavorare con consapevolezza su di essi. All’interno vengono infatti inseriti dei bigliettini su che cosa ci si auspica per l’anno a venire. Solo l’atto di scriverli, di dargli ” una sostanza” anche se solo scritta è un potente atto non solo creativo ma anche rivelatore: abbiamo si l’occasione di poterci focalizzarci sul “io desidero“, dargli voce e intento, ma è anche il momento per comprendere se i nostri desideri in realtà sono solo dei bisogni, guidati dall’urgenza e dalla spinta egocentrica, più semplici da soddisfare ma comunque più superficiali e passeggeri. Ed è anche l’occasione per confrontarsi con i sentimenti che emergono dal “desiderare”: paura, reticenza, senso di inadeguatezza, sensazione di non meritarlo, timore dell’ignoto e di uscire dalla propria zona di confort?
E’ solo una palla … ma quanto può aiutarci a scendere in profondità e a fare chiarezza questo rito propiziatorio?
Nella palla dei desideri, prendendo spunto dagli antichi saperi della “dispensa della Strega” potete divertirvi ad inserire anche:
C’è un ultima carta dei tarocchi, che trovo abbia senso, in conclusione, presentare qui: l’arcano maggiore dell’ Eremita, carta invernale per eccellenza, qui nella versione Thelema Tarot.
Esemplifica al meglio l’occasione introspettiva che il periodo di Yule ci offre.
La carta dell’Eremita è una carta solitaria. Rappresenta un uomo che sceglie di intraprendere un cammino fatto di solitudine e pazienza per elevare la propria anima e il proprio spirito. La solitudine qui non ha un’eccezione negativa. Anzi. L’Eremita sceglie consapevolmente di isolarsi perché sa bene che alcune risposte emergono dalla riflessione e dal raccoglimento che può essere colto solo lontano dai frastuoni del mondo. Si “fa strada” con una lanterna e
si affida alla sua luce. L’Eremita è una di quelle carte che vengono definite “in movimento” anche se in questo caso risulta molto lento, quasi impercettibile.
Un anonimo tempo fa a scritto:
La luce dell’inverno è la poesia della pazienza.
Quindi inizia ad accendere una luce e aspetta, con pazienza, il “giusto tempo”. Arriverà!