Cosa l'autunno ci insegna

... e Samhain ci aiuta a ricordarlo.

Ognuno dovrebbe  trovare

il tempo per sedersi

e guardare la caduta delle foglie.

Elisabeth Lawrence

C’è un luogo sacro dentro ognuno di noi. Dove riposa un seme. E lì, nel buio, in silenzio. Eppure esiste.

C’è una festa che lo celebra! 

Samhain. La festa del Seme. La festa del silenzio e del ritiro. Che merita di essere celebrata. Al pari di tutto ciò che è grande e manifesto.

Samhain si festeggia il 31 ottobre ed è una delle celebrazioni dell’antico calendario celtico.

Al giorno d’oggi  Samhain si è ridotta a divenire Hallowenn perdendo così gran parte della sua valenza simbolica e celebrativa.

Una festa commerciale in cui i bambini si travestano in costume e vanno  a fare dolcetto scherzetto porta a porta, il momento in cui si intagliano le zucche e ci concediamo nel fare cose un po’ spaventose.

Non approfondirò qui in cosa consiste realmente la celebrazione di Sahmain e quando questa si è trasformata in Halloween. Il web e ricco di queste informazioni ma vi allego con piacere un link di approfondimento.

Quello che qui mi interessa  dimostrare è come questa antichissima celebrazione legata ai ritmi della Natura, sia ancora oggi, per noi, un’occasione  preziosa.

Che ci dobbiamo dare il tempo di cogliere.

Sahmain diviene allora il tempo per riconnetterci alla nostra parte più silenziosa e “ in nuce ”.

Il momento per riconoscerla e celebrarla. Perché, diversamente da come siamo educati a pensare non sempre ciò che ha importanza è manifesto. Tutt’altro. Spesso dimora nelle profondità della terra.

Nel calendario celtico Samhain corrisponde  al Capodanno, momento di passaggio, soglia. Conclusione e inizio.

Corrisponde con la fine del ciclo agricolo quando le piante si spogliano di ogni ornamento. E inizia la vita del seme.

La necessità di lasciare andare.  Questo insegna l’autunno. Ma quanta difficoltà, la più parte di noi ha nel farlo. Come se lasciare andare  corrispondesse a mettere in pericolo la nostra stessa sopravvivenza.  Con quanti uncini tratteniamo ciò che a fatto il suo tempo e deve andare? Relazioni, situazioni, lavori.

La Natura non suona alcun canto funebre quando gli alberi lasciano cadere le loro foglie in autunno.

E’ un ciclo. Sanno che se non si arrendessero ad esso la loro vitalità ne risulterebbe compromessa.

E c’è un seme nella terra

Le foglie cadute lo proteggono dalle prossime gelate invernali e le piante a loro volta possono volgere la loro energia all’interno. Dove scorre la linfa vitale.

E’ un tempo prezioso. E’ un tempo  necessario. Di attesa, riposo, ascolto silenzioso. E’ tempo di riflessione, di viaggi interiori per poter scoprire quegli aspetti di noi stessi che necessitano di essere cambiati prima che possa iniziare una nuova vita.

Autunno.  Tempo per lasciare andare. Tempo per interrogarsi. Nel silenzio. In solitudine. In ascolto. Del seme.

Quale è il mio seme? Cosa voglio portare alla luce? E come?

Il seme nella terra non corre alcun pericolo. Potrebbe sopravvivere mille anni. Come la nostra parte più indistruttibile. Eterna. La nostra Anima.

La  “ghianda”, facendo eco a Hillman, il nostro potenziale che può rompere le zolle di terra e esporsi alla luce. Al mondo.

O rimanere nella terra. In potenza. Ma inespresso.

Ma questo sarà poi  compito della primavera.

Non affrettare i tempi.  Non è ancora il tempo di emergere. Di condividere. Di portare alla luce. Ogni cosa a suo tempo.

E’ tempo di fare silenzio. Di scendere in profondità. Di mettersi in ascolto. Di riconnettersi con il proprio seme.

Questo è il dono dell’Autunno.  Sahmain arriva per ricordarcelo. Quindi forza!

Indossa scarpe comode ed un giaccone caldo. Ed esci! 

Perché andare nei boschi è un modo diverso di tornare a casa. ” Chi decide di camminare in un bosco è in cerca di una libertà diversa, interiore, che lo renda padrone della sua vita” scrive Romano Battaglia.

Esci! E domanda del tuo seme su un sentiero ricoperto di foglie. La risposta non tarderà.